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Dove scrivo e segnalo scritti su diritti animali, veganesimo, politica, attivismo, anarchia...
domenica, 16 settembre 2007

Gli stati contro Kyoto - segnalazione

Australia - 16.9.2007
Apec anti Kyoto
Cina, Russia, Usa Australia. Stanno tentando di formare un fronte anti-Kyoto sul clima. Per non cambiare nulla
Nel corso dell'ultimo vertice Apec (comunità cooperazione economica asia-Pacifico) appena concluso a Sidney, Cina Russia Usa e Australia hanno lanciato la proposta di superare il protocollo di Kyoto per la limitazione delle emissioni di gas serra. Questo patto anti-Kyoto si basa sul concetto di Intensità energetica, ossia il rapporto tra consumi energetici e produzione. Un concetto molto rischioso, se non impone cmunque rigorosi limiti al consumo di beni ed energia
 
scritto per noi da
Francesco Tedesco*
 
 
Il dibattito è ormai chiuso: i cambiamenti climatici sono una realtà e il momento di agire è adesso.
Se vogliamo limitare i peggiori impatti per l’umanità, occorre contenere l’aumento della temperatura media terrestre ben al di sotto dei 2gradi Centigradi, così come segnalato dalla comunità scientifica mondiale dell’Ipcc(International Panel on Climate Change). Già oggi la temperatura globale è aumentata di 0,74 gradi e non c’è altro tempo da perdere. Agire significa che entro il 2050 dovremo essere capaci di abbattere le emissioni mondiali di gas serra del 50 percento, un obiettivo che per i Paesi industrializzati si tramuta in un taglio di almeno l’80 percento. È una sfida enorme e ci incoraggia notare che il problema del riscaldamento globale stia guadagnando sempre maggiore spazio sui media, e che sia un argomento centrale nell’agenda di numerosi vertici a livello mondiale. Tuttavia ancora non si vedono passi avanti nelle negoziazioni che dovranno portare alla definizione di nuovi impegni per la riduzione dei gas serra nella seconda fase del Protocollo di Kyoto, dopo il 2012.
 
G.W.Bush e J. HowardAlleanza Usa-Australia Occorre definire nuovi obiettivi vincolanti al massimo entro il 2009 per evitare di avere un “vuoto” tra la prima e la seconda fase: il momento cruciale sarà il vertice delle Nazioni Unite che si svolgerà a Bali il prossimo dicembre 2007. Ancora oggi persistono enormi questioni irrisolte, come la definizione di impegni per Paesi in rapido sviluppo come Cina, India e Brasile, o il “blocco” di Usa e Australia, che si rifiutano di ratificare Kyoto e continuano a lavorare per indebolire il processo. L‘America da sola è responsabile di oltre il 25 percento delle emissioni di gas serra mondiali, l’Australia è tra i maggiori esportatori al mondo di carbone, il combustibile fossile con le più alte emissioni specifiche di CO2 e per questo il nemico numero uno del clima.
Nella settimana scorsa, durante il vertice Apec (il Forum di Cooperazione Economica Asia-Pacifico che intende promuovere il commercio e gli investimenti tra 21 Paesi che si affacciano sulle sponde del Pacifico, tra i quali Usa, Cina, Russia e Giappone) Australia e Stati Uniti hanno proposto di raggiungere un accordo al di fuori di Kyoto, proponendo obiettivi non vincolanti, ma solo volontari, per ridurre l’intensità energetica dei vari Paesi, senza nessun impegno concreto per limitare le proprie emissioni dopo il 2012.
 
il premier australiano J. HOward alla chiusura del verticeDistrarre dal problema principale Obiettivi come questi rappresentano una pericolosa distrazione e non danno alcuna garanzia per dimezzare le emissioni di gas serra al 2050. La storia ha già dimostrato questo in maniera inequivocabile: l’aumento dell’efficienza con cui viene utilizzata l’energia è importante, ma in mancanza di vincoli alle emissioni finirà per avere un effetto nullo a causa di nuovi aumenti di produzione e consumi. È questo il caso degli Usa: nel 2002 il Presidente Bush aveva fissato un target per l'abbattimento dell'intensità energetica statunitense del 18 percento entro il 2012, ma da allora le emissioni di gas serra degli USA sono aumentate del 12 percento.
Proprio per questo il vertice Apec è stato bollato come vertice “Anti-Kyoto”. Greenpeace è intervenuta con un’azione spettacolare via mare nel porto di Newcastle: 12 attivisti hanno scritto a caratteri cubitali “Australia Pushing Export Coal” (l'Australia promuove l'export di carbone)sulla fiancata di una nave carboniera, giocando con l’acronimo dell’Apec per denunciare che il vero intento del Governo è proteggere gli interessi dell’industria che esporta il combustibile clima-killer e minare alla base le negoziazioni per salvare il clima. I dodici attivisti sono stati arrestati mentre chiedevano ai Paesi Apec, in particolare la Cina, di mantenersi all’interno di Kyoto e di rifiutare le false proposte di chi non ha alcuna intenzione di impegnarsi per contrastare il cambiamenti climatici.
 
Non tutti ci stanno Malesia, Thailandia e Filippine hanno prontamente risposto che Kyoto è l’unico tavolo di negoziazione. Anche la Cina ha rispedito le richieste al mittente: il Presidente Cinese Hu Jintao è stato perentorio nell’affermare che il Protocollo di Kyoto rappresenta la base legale per qualsiasi accordo internazionale sul clima, e ha ricordato che sono i Paesi industrializzati ad avere la responsabilità storica dell’effetto serra, e che devono conformarsi agli obiettivi di Kyoto. Il vertice ha prodotto un ridicolo documento, la “Sidney Declaration”, in cui i 21 Paesi APEC adottano un obiettivo volontario per diminuire la propria intensità energetica del 25 percento al 2030. Si tratta di un non-impegno che secondo Greenpeace non rappresenta alcun passo in avanti nella lotta al cambio climatico, ma anzi un diversivo rispetto ad azioni concrete. Nel corso dell’Apec sono invece stati chiusi accordi commerciali per l’esportazione del carbone, e la Russia ha raggiunto un “agreement” su nuove forniture di uranio dall’Australia per sostenere il proprio programma di sviluppo del nucleare. Il leader australiano John Howard e George W. Bush hanno indicato la “Sidney Declaration” come un importante passo in avanti, ma in realtà viene ribadita la centralità e la dipendenza da due fonti energetiche che rappresentano una falsa soluzione: il carbone pulito non esiste e il nucleare – oltre al problema irrisolto della gestione delle scorie radioattive, la limitatezza della risorsa e il rischio di incidenti, come recentemente in Giappone – non potrà essere sviluppato in tempo per dimezzare le emissioni al 2050.
 
L’unica strada percorribile E' il contenimento dei consumi energetici e il rapido, deciso sviluppo di tutte le fonti rinnovabili disponibili.
Se le emissioni di gas serra raddoppiassero al 2050 – questa la previsione dell’International Energy Agency (Iea) – sarebbe il collasso climatico. Greenpeace crede invece che dimezzare le emissioni di gas serra al 2050 sia un obiettivo alla nostra portata: il rapporto “Energy Revolution” mostra come: si tratta della prima strategia globale su come ristrutturare il sistema energetico mondiale puntando su efficienza energetica e fonti rinnovabili: con l’efficienza si potranno abbattere i consumi mondiali del 47 percento, le fonti pulite saranno in grado di soddisfare il 75 percento circa dei consumi rimanenti (da solo l’eolico fornirà circa un terzo dei consumi elettrici mondiali al 2050). L’industria è pronta a raccogliere questa sfida, e la “Rivoluzione Energetica” si gioca a livello politico, prima di tutto a Bali quando gli occhi del Mondo saranno puntati sui lavori della 13° Conferenza delle Parti (Cop).
Greenpeace crede che condizioni imprescindibili per scongiurare i peggiori impatti – economici e non – dei cambiamenti climatici e dare un futuro a milioni di persone nel Mondo siano definire un taglio significativo delle emissioni al 2020 (i Paesi industrializzati devono essere leader in questo, impegnandosi a diminuire le proprie emissioni del 30% al 2020, e almeno dell’80% al 2050), includere nuovi Paesi all’interno del Protocollo (in particolare economie emergenti come Messico, Sud Corea, Singapore e Arabia Saudita) e portare Paesi in via di sviluppo come Cina, Brasile, India e Sud Africa ad adottare primi obiettivi settoriali per la riduzione delle emissioni climalteranti 





Tratto da peacereporter.net senza autorizzazione.
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giovedì, 13 settembre 2007

Le priorità de "La repubblica.it"

Al momento, tutto il mondo sta osservando gli effetti dei terremoti recenti in Asia, ad esempio Al Jazeera, che pure sembr essere fatta dal diavolo quando se ne parla sui nostri media:
http://english.aljazeera.net/NR/exeres/FBDAC99A-B636-4493-9B26-CDAABA1AD838.htm

Il primissimo articolo che si trova su repubblica.it parla delle mcLaren e del titolo costruttori, evidentemente molto più importante di nove morti.

Dato che non sono un repubblichino, ecco la notizia come racconta dall Ansa:

Sumatra trema ancora, paura tsunami

GIAKARTA - Una nuova, potentissima scossa di terremoto ha investito l'isola indonesiana di Sumatra, dopo le due che hanno colpita ieri. Secondo l'agenzia meteo indonesiana la nuova scossa è stata del grado 7,7 della scala Richter, mentre l'osservatorio sismologico americano l'ha valutata al grado 8. L'epicentro del nuovo terremoto è stato localizzato 140 km a sud-ovest della città di Jambi, al centro dell'isola di Sumatra, ad una profondità di 24 km.

Un nuovo allarme tsunami è stato diramato, ma poi è rientrato. Così come è stato revocato quello in Monzambico. L'allerta è comunque altissimo dopo il forte terremoto di ieri di magnitudo 8,4. In meno di 24 ore scosse sottomarine hanno fatto tremare Sumatra per ben quattro volte. Intanto secondo le autorità locali i morti sarebbero 6 mentre i feriti sarebbero più di una trentina. Ma il bilancio nelle prossime ore potrebbe aggravarsi. "Cinque persone sono morte a Bengkulu e un altra a Padang", ha spiegato il capo dell'unità di crisi del ministero della Salute.

Mentre trentotto persone, rimaste ferite, sono stati ricoverati in ospedale. Ieri inizialmente si parlava di almeno nove morti e 11 feriti ma una successiva precisazione aveva ridimensionato i danni alle persone in due morti e 11 feriti. Ieri a Sumatra, il terremoto si è prodotto alle 18.10 locali (le 13.10 italiane) ad una profondità di 30 chilometri sotto il mare. L'epicentro è stato localizzato a sud-ovest della città di Bengkulu e 620 chilometri a nord-ovest della capitale Giakarta. Inizialmente il centro geofisico americano (Usgs) aveva fissato a 7,9 l'intensità della prima scossa. L'agenzia indonesiana Antara l'ha poi innalzato a 8,4. Il sei marzo scorso, 72 persone erano rimaste uccise in due sismi di intensità simile che hanno colpito proprio l'ovest di Sumatra.

La profondità dell'ipocentro e la magnitudo del terremoto hanno spinto le autorità a diffondere un allarme tsunami dopo ciascuna delle scosse. Si è così riacceso l'incubo, fra la popolazione, di un'onda anomala simile a quella che il 26 dicembre 2004 uccise quasi 168.000 indonesiani. L'arcipelago indonesiano è situato sulla cosiddetta 'cintura di fuoco', una zona dell'Oceano Pacifico dove si scontrano le placche tettoniche, provocando frequenti sismi ed eruzioni vulcaniche molto violente.



Non esattamentegrave come la McLaren, no?
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martedì, 11 settembre 2007

Le torture degli animali nel Palio di Asti

Tra pochi giorni si terra' il Palio di Asti, l'ennesima "festa" in cui gli animali vengono usati, sfruttati, sottoposti a pratiche innaturali, dolorose e pericolose per la loro stessa vita. Ma che importa? Quel che conta e' il divertimento degli "appassionati", no?

Il Palio piu' famoso e' di quello di Siena, ma sono tanti i palii che si tengono in Italia, tutti dannosi per i cavalli che sono costretti a parteciparvi: ogni anno si verificano incidenti, o durante la gara o durante le prove che causano il ferimento grave e spesso la morte dei cavalli.

Una vita di maltrattamenti

Oltre agli incidenti in pista, tutta la vita dei cavalli usati nelle gare e' costellata di maltrattamenti e sofferenza: e' maltrattamento, infatti, costringere gli animali ad attivita' del tutto innaturali per loro, e la competizione e' quanto di piu' innaturale ci possa essere. Certo che i cavalli sono animali che, anche liberi in natura, amano correre, ma le loro corse non hanno nulla a che fare con quelle cui sono costretti nelle gare.

Come spiega il dott. Enrico Moriconi, veterinario, in un documento pubblicato sul sito dell'Associazione Veterinari per i Diritti degli Animali: "Un elemento che dimostra come questo modo di correre non sia naturale è l'applicazione del reggi lingua. Nelle competizioni si fa uso di questo strumento che impedisce, durante lo sforzo, posizioni irregolari della lingua che potrebbero determinare difficoltà di respirazione agli animali. La necessità di questo strumento nelle competizioni imposte dall'uomo dimostra come questo tipo di corsa sia esasperata e ben oltre la abitudini naturali.".

Inoltre, per poter vincere (questo e' quel che importa al proprietario del cavallo) il cavallo deve essere sottoposto a continui allenamenti: anche questo e' del tutto innaturale, ed e' causa di stress e di malessere per gli animali.

Il doping

Vi e' poi il sempre presente problema del doping: come afferma il dott. Oscar Grazioli, veterinario e giornalista, in un suo articolo "Basta guardare il nervosismo e l'incontrollabile agitazione prima della partenza per capire che i peggiori intrugli sono stati loro sapientemente somministrati. I controlli sono di facciata. Le provette finiscono in laboratori interni e non, come sarebbe giusto, a controllori neutrali che nulla hanno a che fare con la manifestazione. I risultati non si conoscono mai."

Rincara la dose il dott. Moriconi: "Nel palio, sulla base del regolamento vigente, il controllore è quasi identificabile con il controllato. Condivisione della manifestazione e voglia di non mettere in luce alcuna negatività. Le regole sono stabilite dagli stessi concorrenti e i controlli non sono fatti da persone terze ma da personale che è più o meno direttamente coinvolto nel palio."

I cavalli drogati risultano piu' veloci e potenti, ma e' proprio questo ad indurli a comportamenti innaturali ed eccessivi che mettono in pericolo la loro salute e la loro stessa vita. La loro velocità viene incrementata oltre le loro stesse capacità di controllo e questo aumenta le possibilità di avere incidenti. E' vero che il problema del doping c'e' in tutti gli sport, ma mentre quando l'atleta e' un umano la scelta di drogarsi e' sua, e se lo fa sa che dovra' pagarne le conseguenze, nel caso dei cavalli sono i loro proprietari che scelgono di fare una cosa che mette in pericolo la vita degli animali, non sono certo gli animali a scegliere.

Ambiente inadeguato, regole inesistenti

Oltre a questo, altri maltrattamenti avvengono durante le corse: nei palii e' normale e accettato che i fantini frustino sul muso i cavalli concorrenti, e che i cavalli, sotto l'effetto delle droghe, si scalcino tra di loro.

Il tutto in un ambiente che e' assolutamente inadatto alla corsa: i palii avvengono su piazze con curve strette e con pavimentazione irregolare, che anche se ricoperto da uno strato di sabbia rende instabile l'andatura dei cavalli, che non sono abituati al tipo di terreno. Tutto questo causa cadute scivoloni, sbandamenti, che portano a gravi ferimenti e spesso alla morte dei cavalli costretti a correre all'impazzata in questi posti infernali.

Gia' evitare il doping, le piazze con curve strette, i maltrattamenti palesi oggi accettati, migliorerebbe un po' la situazione dei cavalli, ma questo non accade, anzi, come sottolinea nel suo articolo Oscar Grazioli "Un esempio di regolamentazione al contrario è quella del palio di Asti, dove gli organizzatori fanno correre i cavalli in una piazza troppo stretta e angolata. Prima si correva su una piazza più ampia. Purtroppo è un po' decentrata e si è preferito scimmiottare Siena optando per la maggiore comodità dei turisti. Il risultato sono quattro cavalli ammazzati nel 2002 e due nel 2003 dei quali uno morto in pista con la colonna cervicale spaccata."

Regolamentare meglio toglierebbe troppo divertimento ai fanatici del palio, si vede, che trovano come scusa che il palio e' "una tradizione che risale al medioevo". Grazie tante, anche i roghi delle streghe, le torture e le prevaricazioni di ogni genere sui piu' deboli, che oggi ci fanno inorridire, risalgono al medioevo, quindi non e' proprio una garanzia in positivo, questa...

Una consuetudine da sradicare

In ogni caso, una regolamentazione sarebbe solo un primo passo, la soluzione vera e' quella di abolire i palii e smettere di sfruttare e uccidere animali per puro divertimento. Anche l'Associazione Veterinari per i Diritti degli Animali, dopo un'analisi dettagliata della situazione dal punto di vista del benessere degli animali conclude: "Complessivamente non si può non formulare il giudizio che le corse dei palii, anche qualora non si registrino degli incidenti pregiudizievoli della salute dei cavalli, rappresentano un momento di stress e di dolore per gli animali che dovrebbe essere evitato."

Possiamo far sentire la nostra voce e protestare contro il palio di Asti di domenica 16 settembre, al presidio che si terra' dalle ore 14:00 alle ore 19:00 presso i portici rossi di fronte all'entrata principale della piazza del palio (piazza Alfieri). Maggiori dettagli sul Calendario eventi.


 


 

Fonte: agireora.org

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venerdì, 07 settembre 2007

Il giornalismo è morto - Diario chiude

Bisogna essere schietti, ed attraversare il periodo di dolore.
Diario era l' unica edizione in tutta italia a mantenere un minimo di onestà.
Diario era l'unica publicazione di sinistra non legata a partiti in italia.
Diario ha denunciato, dimostrando che giornalisti e specialisti erano informati mesi prima, scandali come il caso del "compagno Ricucci" .
Diario affrontava centinaia di migliaia di notizie che nessuno avrebbe sentito da altre fonti.

Diario è stato ucciso dall'embargo che il mondo delle pubblicità, unicoa poter tenere in vita una pubblicazione oggi, ha mantenuto per anni, mentre io credevo fosse un illuminata scelta.

Un post di silenzio, diciamo. Domani ci alzeremo, e il calendario indicherà il 1984.
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categoria: politica, anarchia, attivismo, multinazionali e boicottaggio


mercoledì, 05 settembre 2007

Ti trasformo in assassino - Psichiatria di guerra e Iraq

I riferimenti sono all’articolo del sempre ottimo www.comedonchisciotte.org intitolato "Psichiatria di guerra e le atrocità in Iraq", di Penny Coleman e pubblicato innanzitutto in inglese su www.alternet.org. Ringrazio tutti e tre per l'ispirazione a questo commento.

Lo stato è oggi nella situazione non invidiabile della conciliazione di sè stessi in un bispensiero di orwelliana memoria: Siamo in Iraq per aiutarli, però li ammazziamo. Attenzione: se questa frase sembra banale o inutile a primo acchito, quasi un luogo comune ripetuto mille volte e senza più vero significato, siete anche voi nel 1984. Ripetetela; per aiutarli li uccidiamo.

Ma questo bispensiero non è il solo, ammettiamolo. Quello che la Coleman, pur non esplicitamente,segnala, è questo: per aiutare gli irakeni, dobbiamo innanzitutto portare le truppe ad odiarli. Come e perché?



“L’addestramento militare è stato parte dell’esperienza di milioni di giovani americani si dalla Guerra Rivoluzionaria. Prima dell’era del Vietnam, però, l’addestramento consisteva soprattutto nell’allenare le capacità militari e nell’imparare ad utilizzare l’equipaggiamento militare. Solo nell’ultima metà del secolo l’addestramento si è evoluto in un fenomeno interamente nuovo che fa uso dei principi del condizionamento operante del comportamento per superare ciò che gli studi dell’ultimo secolo hanno coerentemente dimostrato, cioè che esseri umani sani hanno una intrinseca avversione verso l’uccidere altri membri della loro specie.

Il fenomeno del condizionamento operante si basa sull’idea che gli organismi, esseri umani inclusi, si muovono nel loro ambiente in modo casuale sino a che non incontrano un stimolo rinforzante. L’esperienza di tale stimolo diventa associata nella memoria al comportamento che immediatamente la precedeva. In altre parole, un comportamento viene seguito da una conseguenza, e la natura della conseguenza, ricompensa o punizione, modifica la tendenza dell’organismo a ripetere il comportamento. Le reclute odierne vengono intenzionalmente e metodicamente sottoposte ad un regime di addestramento che è esplicitamente progettato per trasformarle in killer automatici. Ed è un addestramento molto efficace. “


Questo, fino ad un certo punto, era chiaro a tutti – un addestramento ha senso unicamente se la persona poi è in grado di eseguire ordini, anche contro un istinto scientificamente provato di odio verso questo tipo di aggressioni, e di empatia verso gli altri esseri umani. Che ha questo a che fare con il razzismo?


“"War Psychiatry" ["Psichiatria di Guerra" n.d.t.], il libro di testo dell’esercito sui traumi da combattimento, afferma che "la pseudospeciazione, la capacità degli esseri umani e di alcuni altri primati di classificare certi membri della loro stessa specie come ‘altri’, può neutralizzare la soglia di inibizione tanto da permettere loro di uccidere altri membri della loro specie." L’addestramento militare moderno ha sviluppato accuratamente elementi sequenzializzati e coreografati di ciò che molti chiamerebbero lavaggio del cervello, in modo da disconnettere le reclute dalle loro identità civili. I valori, gli standard e i comportamenti che hanno assorbito in una vita dalle loro famiglie, scuole, religioni e comunità vengono disprezzati e puniti. Tramite l’uso di crudeltà, umiliazione, degradamento e disorientamento cognitivo le reclute vengono riprogrammate con un intero nuovo insieme di risposte acquisite. “


Pseudospeciazione – e quando le guerre non sono più in Europa ma in Africa, in Medio Oriente, in Asia, che forma più semplice del razzismo?

Qua mi distacco da Coleman. A parte i piccoli partiti che si nutrono di estremismi antediluviani – la Lega e pochi altri esplicitamente – il razzismo è oggi per chiunque nella classe dello stato un male da colpire – o perlomeno risponderanno questo alla domanda, anche se apprezzeranno leggi che dichiarano circa sei miliardi di persone “extracomunitari”.

Ecco il vero bispensiero dello Stato,che prima fa la sua pubblicità con bambini stile famiglia benetton e poi insegna ai soldati questa canzone primache vadano ad aiutare in Medio Oriente:



 


“Shell the town and kill the people. [Bombarda la città e uccidi la gente]
Drop the napalm in the square. [lancia il napalm sulla piazza.]
Do it on a Sunday morning [Fallo la domenica mattina]
While they're on their way to prayer. [mentre stanno andando a pregare]

Aim your missiles at the schoolhouse. [Mira alla scuola]
See the teacher ring the bell. [guarda l’insegnante che suona la campanella.]
See the children's smiling faces [Guarda le facce sorridenti dei bambini ]
As their schoolhouse burns to hell[mentre la loro scuola brucia come l’inferno.]

Throw some candy to the children. [Getta qualche caramella ai bambini]
Wait till they all gather round. [aspetta che si riuniscano tutti.]
Then you take your M-16 now [Ora tira fuori il tuo M-16]
And mow the little fuckers down. [e massacra quei piccoli bastardi.]


Non credete che sia un razzismo prettamente statunitense questo – chi ha letto quella vecchia inchiesta dell’Espresso sul trattamento degli “ospiti” nei CPT sa che non sono soli.


E non possono esserlo – uno Stato si basa su un esercito funzionante; ergo, su un esercito assassino, ha bisogno di razzismo, odio di religione, omofobia – che dichiara di combattere.


Ma noi abbiamo bisogno dello Stato che lava il cervello ai nostri figli?

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domenica, 02 settembre 2007

Ascolta, Marxista! - Critica alla teoria comunista - Estratti in lingua originale

Lo tradurrò presto, al momento la tastiera del mio laptop è mezza morta- dover copiare e incollare ogni "l" e "m" è odioso quanto quasi il mio trasloco.


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[...]

The idea that a man whose greatest theoretical contributions were made between 1840 and 1880 could "foresee" the entire dialectic of capitalism is, on the face of it, utterly preposterous. If we can still learn much from Marx's insights, we can learn even more from the unavoidable errors of a man who was limited by an era of material scarcity and a technology that barely involved the use of electric power. We can learn how different our own era is from that of all past history, how qualitatively new are the potentialities that confront us, how unique are the issues, analyses and praxis that stand before us if we are to make a revolution and not another historical abortion.

The problem is not that Marxism is a "method" which must be reapplied to "new situations" or that "neo-Marxism" has to be developed to overcome the limitations of "classical Marxism." The attempt to rescue the Marxism pedigree by emphasizing the method over the system or by adding "neo" to a sacred word is sheer mystification if all the practical conclusions of the system flatly contradict these efforts.3 Yet this is precisely the state of affairs in Marxian exegesis today. Marxists lean on the fact that the system provides a brilliant interpretation of the past while willfully ignoring its utterly misleading features in dealing with the present and future. They cite the coherence that historical materialism and the class analysis give to the interpretation of history, the economic insights of Capital provides into the development of industrial capitalism, and the brilliance of Marx's analysis of earlier revolutions and the tactical conclusions he established, without once recognizing that qualitatively new problems have arisen which never existed in his day. Is it conceivable that historical problems and methods of class analysis based entirely on unavoidable scarcity can be transplanted into a new era of potential abundance? Is it conceivable that an economic analysis focused primarily on a "freely competitive" system of industrial capitalism can be transferred to a managed system of capitalism, where state and monopolies combine to manipulate economic life? Is it conceivable that a strategic and tactical repertory formulated in a period when steel and coal constituted the basis of industrial technology can be transferred to ana ge based on radically new sources of energy, on electronics, on cybernation?

As a result of this transfer, a theoretical corpus which was liberating a century ago is turned into a straitjacket today. We are asked to focus on the working class as the "agent" of revolutionary change at a time when capitalism visibly antagonizes and produces revolutionaries among virtually all strata of society, particularly the young.

[...]

Murray Bookchin,
anarchico, ambientalista/ecologista (14 Gennaio 1921 - 30 Luglio 2006)


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mercoledì, 29 agosto 2007

La Russia trattiene dei sospetti per l'omicidio Politkovskaya

La Russia trattiene dei sospetti per l'omicidio Politkovskaya
 
 
 
Un ufficiale russo ha dichiarato che vi sarebbe la mafia cecena dietro l'omicidio di Anna Politkovskaya, una giornalista e ben nota critica del Cremlino, e che nell'omicidio erano coinvolti anche poliziotti ed ufficiali della Polizia di Stato russa.
 
L'omicidio, nel 2006, ha attirato la condanna dell'opinione pubblica internazionale e creato dubbi sulla libertà di stampa in Russia.
 
Yuri Chaika, il procuratore generale sul territorio russo, ha fatto le prima dichiarazioni ore dopo l'arresto delle 10 persone sospettate, secondo le agenzie di stampa russe.
 
Ha suggerito che la pista porterebbe ad un mandante dell'omicidio da trovare fuori dalla Russia.
 
 
 
 
Il gruppo di crimine organizzato sospettato per questo omicidio potrebbe anche essere collegato al caso di omicidio di Andrei Kozlov, il capo della banca centrale, Chaika ha aggiunto. "Abbiamo prove che questo gruppo è stato coinvolto ... nell'assassinio di Andrei Kozlov."
 
'Grandi progressi'
 
Chaika ha informato Vladimir Putin, il presidente russo, lunedì: "Abbiamo portato grandi progressi nell'investigazione del caso della giornalista Politkovskaya,"
 
"Fino ad oggi vi sono stati 10 arresti. Nel prossimo futuro subiranno un processo con l'accusa di omicidio."
 
Politkovskaya, grande critica di Putin e del suo governo, è stata uccisa con una pistola nel centro di Mosca, sulle scale del proprio appartamento.
 
Jonah Hull, corrispondente di Al-Jazeera a Mosca, ha detto: "Era una figura ammirata moltissimo anche a livello internazionale."
 
"La sua morte è stata un grande scandalo fra i media indipendenti ... i suoi articoli erano letti e conosciuti in Europa, nel Regno Unito, negli Stati Uniti."

I procuratori avevano assunto che il suo omicidio fosse legato al suo lavoro.

Collegamento ceceno
 
Alcuni ex-colleghi della Politkovskaya al suo giornale hanno dichiarato che sospettavano che la sua morte fosse collegata ad una sua futura inchiesta su accuse sull'uso della tortura in Cecenia.
 
Faceva spesso viaggi per riportare le azioni del Cremlino contro i combattenti ceceni e questo attirò attenzioni sia di ufficiali che delle Security Forces russe.
 
Politkovskaya was shot dead at her apartment
building in Moscow last October 
[File: AP]
In un viaggio in Cecenia ha affermati di essere stata arrestata e trattenuta in un fosso per tre giorni.
 
Aveva anche ricevuto svariate minacce di morte.
 
Anna Usachyova, portavoce della Corte di Mosca, ha detto che un giudice avrebbe approvato la ferma di otto persone "basatosi sul sospetto della loro connessione agli omicidi".
 
Non ha dato notizie degli altri due sospetti.

Putin ha affermato lo scorso Dicembre che tutto il possibile stava venendo fato per risalire agli assassini della giornalista.

"I migliori professionisti della polizia russa stanno investigando questo crimine e abbiamo già alcuni risultati," disse.

Lo scetticismo espresso
 
Un conosciuto attivista per la libertà di stampa ha espresso i propri dubbi sulla possibilità dei procuratori di catturare gli assassini.
   
"Gli omicidi di giornalisti negli ultimi 14 anni sono stati investigati così malamente che è difficile credervi" ha dichiarato Oleg Panfilov, capo del
Centre for Journalism in Extreme Situations.
 
Più di 80 giornalisti sono stati uccisi per il loro lavoro dal 1993, secondo l'International Federation of Journalists.
 
Panfilov ha aggiunto: "Sospetto una connessione con il primo anniversario della [sua] morte, che si sta avvicinando."
 
"La gente chiederà  'Dove sono gli assassini?', e così potranno dire che il caso è stato chiuso e i sospettati incarcerati."



TRADOTTO senza permesso da Al-Jazeera.
Link all'articolo in lingua originale: http://english.aljazeera.net/NR/exeres/772801B2-57E7-4367-A946-99B9AC346E38.htm
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lunedì, 27 agosto 2007

Delirio di stato contro l'ambiente - Il Nilo

Tradotto - originale su earthhopenetwork.net

Milioni di egiziani potrebbero essere allontanati permanentemente dalle loro case, e la capacità della nazione di nutrire sè stessa sarrebbe devastata.

Questo è ciò che, probabilmente, aspetta questo stato già impoverito e sovrappopolato entro la fine del secolo, se le previsioni sui mutamenti climatici si avvereranno .

La Banca Mondiale ha descritto l'Egitto come una nazione particolarmente vulnerabile alle conseguenze del'effetto serra, affermando che porterebbe effetti potenzialmente "catastrofali".


"La situazione è seria e richiede un attenzione immediata. Ogni ritardo vorrà dire altre perdite" ha aggiunto Mohamed el-Raey, uno degli scienziati specializzati nell'ambito dell'ambiente all'università di Alessandria.

Una grande fonte di preoccupazione è la vulnerabilità della fonte primaria di cibo in Egitto - Il Delta del Nilo, un'area triangolare di terra coltivabile dove il fiume Nilo entra nel Mediterraneo. Anche se il Delta è solo il 2,5% dello Stato, più di un terzo degli 80 milioni di egiziani abitano qui.



Il delta è già in pericolo, minacciato dai nefasti effetti della diga di Assuan, nel Sud d'Egitto. Nonostante la diga contenga le inondazioni periodiche del fiume e crei l'elettricità di cui necessita lo stato, trattiene i detriti fertili che dovrebbero impedire l'erosione del Delta.



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Per chiunque sia ancora convinto che uno stato si assicuri sempre la sopravvivenza, scrivetemi coem giustificate questo. Mubarak ha "vinto" (elezioni con un singolo candidato) cinque volte di fila, mantenendo il potere dal 1981.  In una nazione che consiste principalmente di deserto non c'è possibilità di usare elettricità da fonti solari?

Gli effetti della Diga (http://en.wikipedia.org/wiki/Aswan_dam#Environmental_and_cultural_issues) sono enormi, e negativi per la maggior parte. Ha giustificato il furto di opere d'arte verso l'Europa (strano a dirsi, ma il tempio di Dendur non è stato costruito esattamente a Londra...) e ha comportato la necessità di fertilizzanti chimici e un costante diminuire delle capacità dell'Egitto di nutrire i suoi abitanti.
Solo perchè il costo dell'abbattimento è al di là delle possibilità dello Stato (non vedo altre possibili interpretazioni, d'altro canto la costruzione era finanziata dall'URSS) si rischia una carestia per 80 milioni di persone.

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categoria: politica, politica internazionale, anarchia


domenica, 26 agosto 2007

Breve aggiornamento (Desaparecidos e studio sul veganesimo)

Post breve:

 

1) A questo link: http://geosci.uchicago.edu/~gidon/papers/nutri/nutri3.pdf  trovate l'intero studio del 2006 per cui una persona, passando da una dieta onnivora a una vegana, risparmia al mondo circa 1500kg di CO2 all'anno. E en.wikipedia conferma anche che "le diete che evitano la carne portano bassi livelli di grassi saturi, colesterolo e proteine animali, e livelli più alti di carboidrati, fibre, magnesio, potassio, antiossidanti come la vitamina C ed E [...] meno casi di ipertensione, diabete di tipo 2, cancro alla prostata ed al colon.

Cercate "veganism" sulla wiki inglese per l'articolo intero, per nulla di parte e completo sia come benefici che come studi di critica.

 

2) 18 ex ufficiali di marina arrestati per violazione dei diritti umani in una delle più grandi stragi di stato dopo la seconda guerra mondiale, la dittatura argentina durata fino al 1983, stanno subendo solo ora un processo. Sono i responsabili di al massimo 5mila morti su 30mila, con la giustizia quanto mai a rilento.

Qua: http://www.ansa.it/opencms/export/site/notizie/rubriche/specialied/visualizza_new.html_151915595.html un breve articolo.

Qua: http://www.ansa.it/opencms/export/site/notizie/rubriche/inlavorazione/visualizza_new.html_2112021414.html le foto del processo.

Qua: http://en.wikipedia.org/wiki/Desaparecidos#Operation_Condor_and_Argentina.27s_Dirty_War informazioni sui desaparecidos e qua: http://en.wikipedia.org/wiki/Dirty_War sulla "guerra sucia"

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categoria: politica, politica internazionale, anarchia, vegan


giovedì, 23 agosto 2007

Sacco e Vanzetti

23 Agosto 1927 - 23 Agosto 2007

 

L'ingiustizia dello stato non può cancellare la differenza fra innocenti e colpevoli.

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